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Meccanica e beni strumentali

 

Meccanica e beni strumentali

La meccanica rappresenta uno dei settori di punta sia per l'economia italiana che per quella giapponese. Il peso delle macchine e degli apparecchi meccanici nel quadro dell'industria manifatturiera di entrambi i Paesi è testimoniato dalla capillarità del tessuto produttivo sul territorio e dalla posizione di leadership che essi tuttora detengono nell'ambito dell'export a livello mondiale.

TABELLA: Principali Paesi esportatori di macchinari nel 2014

Il Giappone è un Paese a forte industrializzazione, il cui settore manifatturiero ha conosciuto un primo importante sviluppo già verso la fine del XIX secolo, nel pieno del processo di rapido ammodernamento della struttura politica, economica e sociale avviato durante l'era Meiji (1868-1912). All'improvvisa apertura verso il mondo esterno, che ha interrotto la secolare politica isolazionistica dell'epoca Tokugawa, e all'introduzione delle tecnologie e dei sistemi istituzionali occidentali, si è, infatti, accompagnato un intenso programma di crescita industriale, che ha consentito di porre le prime basi di uno sviluppo giunto a completa maturazione quasi un secolo dopo. È emblematico che proprio in quel periodo abbia avuto inizio l'avventura imprenditoriale di Sakichi Toyoda (considerato il padre della rivoluzione industriale giapponese), inventore e fondatore della Toyota Industries, attiva nella produzione di telai tessili, cui ha fatto seguito nel 1930 l'apertura di una divisione destinata alla fabbricazione di autoveicoli, la Toyota Motor Company, successivamente diventata il primo Gruppo automobilistico del mondo. Per iniziativa del governo Meiji hanno visto la nascita in quel periodo numerose industrie di base e pesanti, come quella legata alla lavorazione del ferro e dell'acciaio, alle costruzioni navali e ai macchinari industriali, mentre nel periodo tra le due Guerre Mondiali sono cresciute l'industria chimica, l'industria elettrica e quella dei macchinari di precisione e delle macchine utensili. Dopo il Secondo Conflitto Mondiale, il governo giapponese ha favorito lo sviluppo di una serie di industrie ritenute strategiche per ricostruire l'ossatura infrastrutturale del Paese e per ampliare l'offerta degli input di base necessari nelle lavorazioni industriali. Nello stesso periodo, il settore privato ha effettuato ingenti investimenti in impianti e macchinari per l'industria pesante, mentre a partire dagli anni '60 si sono affermati sui mercati internazionali l'industria dei macchinari, quella dei mezzi di trasporto, oltre a tutti quei settori tradizionalmente legati all'eccellenza del Made in Japan nel mondo, simbolo di innovazione, tecnologia, ricerca e sviluppo.

La produzione industriale nipponica risulta pertanto estremamente sviluppata ed abbraccia pressochè tutti i settori della meccanica. Una grossa quota della produzione viene destinata all'export, principalmente verso i vicini asiatici, l'Unione Europea e il Continente Nord-Americano.

Il settore manifatturiero dei macchinari riveste un ruolo altrettanto fondamentale per l'economia italiana. L'importanza dell'industria meccanica per il nostro Paese, oltre che per gli aspetti qualitativi legati al valore strategico delle produzioni di molti beni di investimento per l’industria e le reti infrastrutturali, emerge con chiarezza dai dati numerici che fotografano la realtà del settore nell'ambito dell'economia italiana. Il valore aggiunto del settore meccanico rappresenta circa il 30% di quello dell'intera industria manifatturiera; in esso trova occupazione circa il 40% di quanti (lavoratori dipendenti e indipendenti) sono addetti al settore industriale. Dal punto di vista dell'interscambio commerciale, il settore meccanico (ivi incluso il comparto metallurgico) conferma la sua importanza alla luce del fatto che sia le esportazioni che le importazioni rappresentano quasi la metà dell'interscambio complessivo. Se si esclude l'interscambio di materie prime energetiche, per le quali l'Italia dipende quasi esclusivamente dall'estero, la quota di importazione si colloca sopra il 50%. Particolare rilievo assume sotto questo aspetto l'industria italiana della meccanica strumentale, che vanta un'altissima propensione all'export (fino al 70-80% del giro complessivo di affari), grazie agli elevati standard tecnologici di prodotto, frutto di un tessuto manifatturiero innovativo e consolidato che beneficia della presenza di aziende di rilievo internazionale e della disponibilità di forza lavoro e di strutture di ricerca altamente qualificate.

Proprio in virtù dell'elevato grado di sviluppo raggiunto dalla meccanica in Italia e in Giappone, l'interscambio bilaterale risulta nettamente sottodimensionato rispetto al potenziale produttivo espresso dalle economie dei due Paesi. Un freno allo sviluppo delle forniture italiane verso il Sol Levante è poi rappresentato, oltre che da alcune barriere a carattere non tariffario, dall'importanza in Giappone del servizio post-vendita, che richiede un insediamento o un'alleanza locale spesso difficili da realizzare a causa dei notevoli investimenti iniziali e di esercizio. Come in altri settori, anche nella meccanica l'interscambio tra i due Paesi risulta più sviluppato nell'ambito di quei comparti che maggiormente caratterizzano il Made in Italy (creatività, elevati standard tecnologici di prodotto, forte personalizzazione dell'offerta secondo le esigenze della domanda) e il Made in Japan.

TABELLA: Esportazioni Giappone -> Italia nella meccanica e negli strumenti di precisione

TABELLA: Esportazioni Italia -> Giappone nella meccanica e negli strumenti di precisione

La presenza economica italiana in Giappone risulta essere principalmente a carattere commerciale, anche se alcune società svolgono un'attività produttiva di un certo rilievo, come la Marposs (sistemi di precisione), la Tenaris (fabbricazione e vendita di tubi in acciaio), la Brevini (motoriduttori), la Samputensili (dentatrici e macchine per ingranaggi) e la Cannon (macchine per estrusione di poliuretano). Merita inoltre segnalare il caso di AgustaWestland, società del Gruppo Finmeccanica (tra i maggiori player mondiali nell'elicotteristica), presente con una filiale a Tokyo, a dimostrazione dell'elevata propensione all'internazionalizzazione delle aziende italiane operanti nell'aerospace, settore strategico per il nostro Paese ed avente ancora forti potenzialità di sviluppo.


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