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Apparecchi elettrici, elettronica e IT

 

Apparecchi elettrici, elettronica e IT

L'industria dei macchinari elettrici ed elettronici riveste un'importanza strategica per l'economia giapponese. Le grandi multinazionali nipponiche occupano sul mercato mondiale le posizioni di testa in termini di produzione, fatturato e vendite all'estero in molti dei comparti elettrici ed elettronici, dai beni di consumo privati e industriali (frigoriferi, televisori, condizionatori, calcolatori, fotocopiatrici…), alle parti e componenti (semiconduttori, tubi catodici, alternatori, condensatori…), all'industria energetica, dei computer e delle telecomunicazioni.

Negli ultimi anni, tuttavia, i fattori che hanno garantito il successo dei maggiori player nipponici hanno determinato la progressiva erosione delle quote di mercato da essi detenute, a vantaggio degli aggressivi competitor stranieri, in particolare le sudcoreane Samsung e LG. In tempi relativamente brevi, esse hanno scalato i vertici in settori-chiave come quello della telefonia mobile e dei televisori a schermo piatto, grazie alla capacità di abbinare soluzioni tecnologiche sempre più avanzate a costi ridotti: una qualità che pare che le aziende giapponesi non siano state ultimamente in grado di coltivare in maniera altrettanto proficua (anche se non sono mancate significative eccezioni, come il sistema Blue-Ray della Sony, impostosi nella fruizione dell'alta definizione per i suoi elevatissimi standard visivi).

Nondimeno, le grandi multinazionali nipponiche continuano a detenere importanti posizioni nella produzione di articoli di largo consumo come videogiochi, lettori CD, videocamere, laptop, componenti per computer. Le difficoltà degli ultimi anni, legate principalmente ad una riduzione delle vendite di prodotti finiti come fotocamere, telecamere e lettori DVD, sono state bilanciate dai grossi volumi di affari registratisi nell'ambito della componentistica (lettori CD-ROM, chip di memoria, schermi a cristalli liquidi, batterie per computer portatili, elettronica per automobili). Un esempio significativo di questa nuova tendenza dell'industria giapponese è legato alla diffusione degli iPod e degli iPhone della Apple: il prodotto innovativo è straniero (in questo caso americano), ma la quasi totalità della relativa componentistica risulta essere appannaggio delle compagnie nipponiche, anche se la realizzazione è di fatto delocalizzata in Cina.

Un altro aspetto interessante di questa difficoltà a mantenere le posizioni acquisite a livello mondiale coincide con il fenomeno definito Sindrome Galapagos, di cui la telefonia cellulare rappresenta un caso emblematico. Il paradosso consiste nel fatto di aver sviluppato una tecnologia indubbiamente sofisticata e all'avanguardia, ma che si rivela troppo complessa e non conforme agli standard di utilizzo a livello internazionale, confinandone così l'impiego al solo territorio giapponese: una sorta di globalizzazione al contrario, che impedisce l'esportazione di questi prodotti sui mercati internazionali.

L'export nel settore delle apparecchiature elettriche ed elettroniche rappresenta circa un sesto di tutte le forniture del Sol Levante verso l'estero. Oltre ai settori su cui si sono costruite le fortune dell'industria nipponica, le grandi multinazionali detengono rilevanti quote di mercato in comparti hi-tech che promettono ancora importanti sviluppi come quello degli schermi a cristalli liquidi per computer e cellulari, degli schermi piatti per televisori, dei supporti ad alta definizione, dei chip, dei semiconduttori e soprattutto, per gli enormi interessi economici e l'importanza strategica che esse potrebbero assumere in un prossimo futuro, delle batterie al litio per l'alimentazione dei veicoli ibridi ed elettrici. Peraltro, anche in questi settori la crescente competizione dei vicini sudcoreani e taiwanesi sta imponendo con forza crescente all'industria giapponese, tra l'altro negativamente condizionata dalle conseguenze della catastrofe naturale dell'11 marzo 2011, la predisposizione di nuove strategie industriali che permettano di far fronte alle difficili sfide poste dalla concorrenza internazionale.

Sul piano dei rapporti bilaterali con l'Italia nel settore merceologico in considerazione, il Sol Levante si conferma un partner commerciale di rilievo. Negli ultimi anni il nostro export ha conosciuto una costante progressione, mentre l'import dal Giappone ha registrato a partire dal 2011 una flessione in ragione della crisi produttiva post 11/3, del rafforzamento dello yen sui mercati internazionali e del calo della domanda all'interno del nostro mercato.

TABELLA: Esportazioni Giappone -> Italia nel settore elettrico ed elettronico

TABELLA: Esportazioni Italia -> Giappone nel settore elettrico ed elettronico

In ragione della lunga tradizione produttiva delle maggiori corporation nipponiche, operano in Italia ormai da numerosi anni società come Canon, Panasonic, Sumitomo Electric e Daikin, che dispongono di una rete distributiva in grado di coprire l'intero territorio nazionale e che in alcuni casi hanno avviato anche investimenti produttivi, ad esempio nel settore dei cablaggi per autoveicoli (Sumitomo) e dei sistemi di refrigerazione (Daikin). Limitata ma significativa è invece la presenza italiana in Giappone, che si identifica sostanzialmente in due realtà produttive: Eurotech, una delle principali aziende del mondo nel settore dell'alta tecnologia per la miniaturizzazione di computer, che nel 2007 ha acquisito Advanet, società giapponese leader nel mercato locale degli embedded PC; Datalogic, uno dei principali produttori mondiali di lettori di codici a barre, di mobile computer per la raccolta dati, di sistemi di identificazione a radio frequenza (RFID) e di sistemi di visione automatica, che realizza in Giappone una parte dei propri componenti e materiali. Nel settore energetico, di grande importanza è stata inoltre l'inaugurazione a Catania, l'8 luglio 2011, della più grande fabbrica italiana di pannelli fotovoltaici (frutto di una joint-venture paritetica tra le italiane STMicroelectronics ed Enel Green Power e la giapponese Sharp), la cui produzione è destinata soddisfare la domanda dei mercati del solare di Europa, Medio Oriente e Africa. Altrettanto rilevanti sono le operazioni di investimento compiute nel nostro Paese in questi ultimi anni da Toshiba, Chiyoda Corporation, Mitsubishi Corporation e Mitsubishi Electric.

L'intensificazione dei rapporti bilaterali tra i due Paesi potrebbe passare anche da un eventuale abbattimento delle barriere tariffarie a livello europeo. L'industria giapponese dell'elettronica e dell'IT, tramite la confederazione di settore (JEITA), si è, infatti, più volte espressa a favore della conclusione di un Free Trade Agreement con la UE. Evidenziando la capillarità e l'intensità delle attività da esse intraprese da lungo tempo e a tutti i livelli nel Vecchio Continente, le aziende nipponiche del settore ritengono che per poter consolidare e sviluppare un business che, secondo dati JEITA, dà lavoro a circa 100.000 persone in tutta Europa, è necessario creare un ambiente economico ancora più favorevole agli investimenti e al commercio. Secondo la JEITA, pertanto, un'area di libero scambio sarebbe in grado di promuovere ulteriori collaborazioni nell'ambito della R&S, l'innovazione, le alleanze strategiche e le operazioni di M&A necessarie per poter competere in un mercato sempre più globalizzato. Un eventuale FTA UE-Giappone nel settore in considerazione porrebbe peraltro l'industria europea, il cui tessuto produttivo è costituito in larga parte da PMI (soprattutto nell'ambito software, il segmento più ampio e in più rapida evoluzione del mercato IT), di fronte alle considerevoli pressioni delle grandi multinazionali giapponesi. D'altro canto, proprio le caratteristiche di maggiore specializzazione produttiva e di flessibilità delle PMI europee potrebbero favorire una maggiore espansione a livello internazionale e incrementare il peso relativo del settore nell'ambito dell'economia della UE. Opportunità interessanti di sviluppo potrebbero inoltre sorgere nell'ambito dell'e-health, grazie all'apertura di un mercato in grossa espansione come quello giapponese, ove il rapido invecchiamento della popolazione impone lo sviluppo di tecnologie sempre più all'avanguardia nella cura e nel monitoraggio delle patologie e nell'assistenza remota.


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