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La sede

 

La sede

 

 

Una fotografia della residenzaLa residenza

I rapporti ufficiali tra l’Italia ed il Giappone sono iniziati con l’arrivo della pirocorvetta militare italiana “Magenta” nel porto di Yokohama, il 27 Maggio 1866. Il 25 agosto di quell’anno fu firmato un Trattato di Amicizia e Commercio.

 

Sulle sedi diplomatiche dei primissimi anni si hanno informazioni incerte. Nel 1872 la sede diplomatica fu definitivamente fissata a Tōkyō, su un terreno di circa 7.600 metri quadrati situato a sud-ovest di Toranomon. Nei successivi trent’anni gli edifici furono ampliati, pur se ripetutamente danneggiate da incendi e tifoni.

Nel 1919, gli edifici dell’Ambasciata furono danneggiati gravemente da un incendio. Nel 1922 il Governo Italiano ottenne la proprietà dell’ex Ambasciata dell’Austria-Ungheria, situata a Kioichō, nelle vicinanze del Palazzo Imperiale. Anche questa sede, tuttavia, subì gravi danni a seguito del grande terremoto del Kantō (1 settembre 1923) e il Governo Italiano ottenne la restituzione della precedente sede.

Successivamente, il Governo Giapponese propose uno scambio di proprietà, che rispondesse alle esigenze del nuovo piano regolatore. Furono avviate lunghe trattative che sfociarono, nel dicembre del 1928, nell’offerta all’Italia dell’ex proprietà del Principe Matsukata, situata nella zona di Mita. Nel marzo 1928 fu raggiunto un accordo in base al quale il Governo Italiano otteneva la piena proprietà del territorio di 20.000 metri quadrati. L’Ambasciata vi si trasferì nel marzo del 1932. 

La Residenza dell’Ambasciatore venne distrutta nel 1945, nel corso del secondo conflitto mondiale, mentre gli uffici della Cancelleria subirono gravi danni. Per la ricostruzione si dovettero attendere vent’anni. Un primo progetto fu abbozzato nel 1959 dall’architetto Pier Francesco Borghese, in collaborazione con l’architetto giapponese Masachika Murata. Il progetto fu approvato nel 1963 e i lavori furono teminati nell’aprile del 1965.

Una fotografia della residenzaLa Residenza consta di un edificio principale a forma di “L” e di due edifici minori, che ospitano  lo studio dell’ambasciatore e i servizi. Una cancellata posta sulla facciata rivolta verso il cortile, lascia intravedere due piccoli giardini interni che isolano l’edificio dal piazzale.

Entrando attraverso l’ingresso principale ed il vestibolo, una grande vetrata, nella quale spiccano solo gli elementi strutturali, offre la vista completa del giardino, che sembra così entrare a far parte dello spazio interno.

Una fotografia della residenza

 

L'edificio principale  è diviso in quattro ambienti che comunicano tra loro senza soluzione di continuità. Tre di essi sono allineati lungo l’asse maggiore: il salotto centrale comunica a est con la grande sala da pranzo e a ovest con un salone di maggiori dimensioni, a cui si accede tramite alcuni gradini. Qui lo spazio si dilata con il raddoppiarsi dell’altezza del soffitto, rivelando la struttura interna dei due piani dell’edificio.

Dal salone d’angolo si passa al Salone del Lago, che occupa il braccio minore dell’edificio e si affaccia direttamente sul giardino, limitato per tre lati da vetrate continue che consentono un'ampia visuale verso l’esterno.

I pavimenti sono coperti da tappeti in tinta unita e da marmi italiani. Le pareti sono rivestite in legno e in tessuti tinta unita.  Porte e finestre sono sostituite da vetrate continue e pareti scorrevoli.

Una veduta della residenzaIn questo spazio, particolarmente sobrio, hanno trovato collocazione alcuni arredi che simboleggiano l'evoluzione della nostra civiltà. Si tratta di tre gruppi di oggetti appartenenti rispettivamente al periodo antico, a quello rinascimentale e a quello moderno.

Al primo gruppo appartengono alcuni marmi di epoca romana e proto-cristiana: una base di marmo scolpito del II sec., a forma di prisma con i lati convessi; un grande bacino circolare, anch’esso in marmo del XVII sec. e, infine, una grande vera da pozzo in pietra d’Istria del XIII sec., scolpita con movimenti fortemente stilizzati e simboli cristiani.

Una fotografia della residenzaL’elemento rinascimentale è costituito da alcuni mobili del XVI e XVII sec. Notevole è la grande credenza della sala da pranzo che si armonizza perfettamente con la forma della stanza. Allo stesso secolo appartengono altre credenze e tavoli situati nei vari ambienti, mentre al secolo seguente appartengono una splendida credenza laccata e due console barocche riunite a formare un tavolo.

Nell’armonia dell’insieme si inseriscono le opere di arte moderna di maestri italiani della pittura e della scultura. Tra le pitture vanno ricordati il “Concetto spaziale” di Lucio Fontana, del 1964 , dalla inconsueta forma ovale; il “Reticolato” del 1972 di Giulio Turcato,  uno dei più grandi astrattisti della seconda metà del secolo; il dipinto di Gastone Novelli intitolato “Ilarità clandestine”, del 1965, dipinto a pochi mesi dalla morte; una tela di Enrico Castellani intitolata “Sul bianco”, del 1966, in cui le tecniche tradizionali sono ormai abbandonate a favore dei nuovi procedimenti artistici.

Una fotografia della residenzaIn perfetta armonia con i mobili del 500 si situa il grande pannello di bronzo di Arnaldo Pomodoro, posto sul camino del salone centrale, le cui forme frammentano e respingono la luce, animandolo quasi fosse un organismo vivente. Di Gio’ Pomodoro è un rilievo del 1967 in marmo nero posto a fianco del camino nel salone d’angolo.

Il giardino dell’Ambasciata è uno dei più antichi di Tōkyō, già residenza di Matsudaira Ōkinokami. Il giardino certamente esisteva  fin dal XVII secolo e della sua antichità sono testimoni gli alberi secolari. Si tramanda sia stato disegnato dall’abate buddhista Takuan Oshō (1573 – 1645) ed ha conservato la sua tipica struttura giapponese: su una delle piccole colline sorge tuttora un piccolo santuario Shinto, che risale verosimilmente alle origini del giardino.

Le azalee, le ortensie e le varietà arboree conferiscono al giardino un’atmosfera peculiare, a seconda delle stagioni dell’anno.

Nel periodo Edo un evento storico di particolare interesse ebbe luogo nel giardino della residenza di Matsudaira. Il 4 febbraio del 1703 vi si diedero la morte dieci dei quarantasette rōnin resi immortali nella cultura giapponese dall’opera teatrale “Chūshingura”. Una parte del laghetto sembra sia stata ottenuta rimuovendo la terra del luogo dove avvenne il suicidio, permettendo così di formare la collinetta artificiale che si trova nella parte più remota del giardino. Su questa collinetta è stata eretta, nel 1939, una stele commemorativa dell’avvenimento con incisioni in italiano e giapponese.

Dopo la fine dello shogunato Tokugawa, la proprietà dei Matsudaira passò al Principe Masayoshi Matsukata, noto uomo politico del periodo Meiji, per due volte Primo Ministro. Capostipite di una grande famiglia, alcuni dei suoi figli godono ancora di notevole fama: Iwao Matsukata, Presidente della Banca Jugo, Kōjirō Matsukata, fondatore dell’omonima collezione d’arte e Saburō Matsukata, pionere dell’alpinismo giapponese, crebbero in questa residenza.

Una fotografia della residenza     Una fotografia della residenza

 

Una foto della cancelleriaLa Cancelleria

L’operazione di ricostruzione delle sedi della Cancelleria e dell’Istituto Italiano di Cultura si configura come il maggiore intervento immobiliare sinora intrapreso dal Ministero degli Affari Esteri.

I progetti della Cancelleria e dell’Istituto sono stati realizzati dall’Architetto Gae Aulenti.

La formula giuridica adottata per il contratto di costruzione ha permesso di effettuare l’intera operazione (incluse le consulenze, le costruzioni, gli arredi, i traslochi e l’affitto delle sedi provvisorie) a costo zero.

Dal mese di luglio 2004 gli uffici si sono trasferiti nella nuova sede, con ben due mesi di anticipo rispetto al previsto calendario dei lavori, dopo il completamento della costruzione e degli arredi.

La Cancelleria e’ composta di quattro piani, incluso un parcheggio sotterraneo.


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