Duomo di Amalfi

APPARECCHI ELETTRICI, ELETTRONICA E IT


L'industria dei macchinari elettrici ed elettronici riveste un'importanza strategica per l'economia giapponese. Le grandi multinazionali nipponiche occupano sul mercato mondiale le posizioni di testa in termini di produzione, fatturato e vendite all'estero in molti dei comparti elettrici ed elettronici, dai beni di consumo privati e industriali (frigoriferi, televisori, condizionatori, calcolatori, fotocopiatrici…) alle parti e componenti (semiconduttori, tubi catodici, alternatori, condensatori…), all'industria energetica, dei computer e delle telecomunicazioni.

La crescita del settore, inizialmente legata alla produzione su larga scala della radio e, a partire dagli anni '50, della televisione, negli anni del boom si è rapidamente estesa dalle cosiddette three divine appliances (TV in bianco e nero, frigorifero e lavatrice) agli altri tre beni irrinunciabili (TV a colori, automobile e condizionatore) nella tumultuosa ascesa al benessere delle famiglie giapponesi. La chiave di volta di un successo che si è consolidato e ha raggiunto il proprio apice tra gli anni '70 e gli anni '80, periodo di massima prosperità dell'economia nazionale, viene unanimemente individuato nella forte propensione all'innovazione tecnologica delle aziende del comparto elettronico, le quali hanno avuto un profondo impatto su tutta la struttura industriale del Paese, rafforzandone la competitività a livello internazionale. Risalgono a questo periodo l'invenzione del walkman da parte della Sony e del registratore VHS ad opera della JVC, nonchè la conquista del mercato mondiale dell'alta tecnologia da parte di numerose società che hanno imposto il loro brand in tutto il mondo: Sony, Panasonic, Hitachi, NEC, Fujitsu, Toshiba, Kyocera, Sharp, Sanyo, TDK, Pioneer, Canon, Nikon e tante altre. È in questo periodo che si sviluppa a Tokyo nel quartiere di Akihabara la cosiddetta Electric Town, la più vasta area di vendita del mondo di beni elettronici e di computer nuovi e usati, nonchè fulcro dell'influente sottocultura Otaku, fenomeno sociale pop radicatosi tra le giovani generazioni.

Nonostante il lungo periodo di crescita lenta seguito allo scoppio della bolla economica all'inizio degli anni '90, le grandi multinazionali dell'elettronica hanno continuato a registrare ottime performance, soprattutto grazie all'introduzione di nuove tecnologie entrate rapidamente nella vita quotidiana dei consumatori (consoles per videogiochi, fotocamere digitali, telefoni cellulari, lettori DVD, televisori a schermo piatto, sistemi di navigazione satellitare). Nello stesso periodo, molte lavorazioni dell'industria elettrica ed elettronica sono state delocalizzate all'estero (principalmente nei vicini Paesi asiatici), al fine di contenere i costi di produzione; la crescita degli investimenti al di fuori dell'Arcipelago ha tuttavia indotto un significativo aumento nei volumi delle importazioni di beni finali dai Paesi asiatici dove sono stati trasferiti gli impianti produttivi. Negli ultimi anni, i fattori che avevano garantito il successo dei maggiori players nipponici hanno determinato la progressiva erosione delle quote di mercato da essi detenute, a vantaggio degli aggressivi competitors stranieri, in particolare le sudcoreane Samsung e LG. In tempi relativamente brevi, esse hanno scalato i vertici in settori-chiave come quello della telefonia mobile e dei televisori a schermo piatto, grazie alla capacità di abbinare soluzioni tecnologiche sempre più avanzate a costi ridotti: una qualità che pare che le aziende giapponesi non siano state ultimamente in grado di coltivare in maniera altrettanto proficua (anche se non sono mancate significative eccezioni, come il sistema Blue-Ray della Sony, impostosi nella fruizione dell'alta definizione per gli elevatissimi standard visivi che garantisce).

Nondimeno, le grandi multinazionali nipponiche continuano a detenere importanti posizioni di leadership nella produzione di articoli di largo consumo come lettori CD, videocamere, laptop, componenti per computer. Le difficoltà degli ultimi anni, legate principalmente ad una riduzione delle vendite di prodotti finiti come fotocamere, telecamere e lettori DVD, sono state bilanciate dai grossi volumi di affari registratisi nell'ambito della componentistica (lettori CD-ROM, chip di memoria, schermi a cristalli liquidi, batterie per computer portatili, elettronica per automobili). Un esempio significativo di questa nuova tendenza dell'industria giapponese è legato alla diffusione degli iPod e degli iPhone della Apple: il prodotto innovativo è straniero (in questo caso americano), ma la quasi totalità della relativa componentistica risulta essere appannaggio delle compagnie nipponiche, anche se la realizzazione è di fatto delocalizzata in Cina.

Un altro aspetto interessante di questa difficoltà a mantenere le posizioni acquisite a livello mondiale coincide con il fenomeno definito Sindrome Galapagos, di cui la telefonia cellulare rappresenta un caso emblematico. Il paradosso consiste nel fatto di aver sviluppato una tecnologia indubbiamente sofisticata e all'avanguardia, ma che si rivela troppo complessa e non conforme agli standard di utilizzo a livello internazionale, confinandone così l'impiego al solo territorio giapponese: una sorta di globalizzazione al contrario, che impedisce l'esportazione di questi prodotti sui mercati internazionali.

L'export nel settore delle apparecchiature elettriche ed elettroniche continua comunque a rappresentare circa un quinto di tutte le forniture del Sol Levante verso l'estero. Oltre ai settori già evidenziati, su cui si sono costruite le fortune dell'industria nipponica, le grandi multinazionali detengono rilevanti quote di mercato in comparti hi-tech che promettono ancora importanti sviluppi come quello degli schermi a cristalli liquidi per computer e cellulari, degli schermi piatti per televisori, dei supporti ad alta definizione, dei chip, dei semiconduttori e soprattutto, per gli enormi interessi economici e l'importanza strategica che esse potrebbero assumere in un prossimo futuro, delle batterie al litio per l'alimentazione dei veicoli ibridi ed elettrici. Peraltro, anche in questi settori la crescente competizione dei vicini sudcoreani e taiwanesi sta imponendo con forza crescente all'industria giapponese, tra l'altro negativamente condizionata dalle conseguenze della catastrofe naturale dell'11 marzo, la predisposizione di nuove strategie industriali che permettano di far fronte alle difficili sfide poste dalla concorrenza internazionale.

Sul piano dei rapporti bilaterali con l'Italia nel settore merceologico in considerazione, il Giappone si conferma un partner commerciale di primo piano, in particolar modo per quanto concerne l'export di semiconduttori, che rappresenta la voce principale nell'ambito delle forniture di apparecchiature elettriche (il terzo settore di importazione dal Paese del Sol Levante dietro ai veicoli terrestri e alle macchine e apparecchi meccanici).

Settore Elettrico - Elettronico. Export del Giappone verso l'Italia (milioni di euro)

Prodotto

Valore

Peso %

Semiconduttori, cellule fotovoltaiche, diodi, cristalli

151

31%

Radio, televisori, telecamere, fotocamere…

82

17%

Magneti, dinamo, bobine, candele, alternatori…

58

12%

Interruttori, commutatori, relè, spine…

42

8%

Apparecchi elettrici per la telefonia o la telegrafia

34

7%

Circuiti integrati e microassiemaggi elettronici

22

4%

Motori e generatori elettrici

14

3%

Trasformatori elettrici, convertitori, bobine…

13

3%

Macchine e apparecchi elettrici con una funzione specifica

6

1%

Altro

70

14%

Totale

492

100%

Fonte: ISTAT (2010)

Molto più limitato è l'ammontare complessivo delle forniture italiane verso il Giappone, che rappresenta circa un quinto in termini di valore del quantitativo importato nel nostro Paese.


Settore Elettrico - Elettronico. Export dell'Italia verso il Giappone (milioni di euro)

Prodotto

Valore

Peso %

Apparecchi elettrici per la telefonia o la telegrafia

12

15%

Apparecchi elettrici ed elettrotermici per il riscaldamento

10

12%

Motori e generatori elettrici

8

10%

Interruttori, commutatori, relè, spine…

7

9%

Trasformatori elettrici, convertitori, bobine…

4

5%

Lampade e tubi elettrici a incandescenza o a scarica

4

5%

Resistenze elettriche

3

4%

Apparecchi elettrici di segnalazione acustica o visiva

3

4%

Apparecchi elettrici di illuminazione o di segnalazione

3

4%

Altro

25

32%

Totale

79

100%

Fonte: ISTAT (2010)


In ragione della lunga tradizione produttiva delle maggiori corporations nipponiche, operano in Italia ormai da numerosi anni società come Canon, Panasonic (ex Matsushita), Sumitomo Electric e Daikin, che dispongono di una rete distributiva in grado di coprire l'intero territorio nazionale e che in alcuni casi hanno avviato anche investimenti produttivi, ad esempio nel settore dei cablaggi per autoveicoli (Sumitomo) e dei sistemi di refrigerazione (Daikin). Limitata ma significativa è invece la presenza italiana in Giappone, che si identifica sostanzialmente in due realtà produttive: Eurotech, una delle principali aziende del mondo nel settore dell'alta tecnologia per la miniaturizzazione di computer, che nel 2007 ha acquisito la Advanet, società giapponese leader nel mercato locale degli embedded PC; Datalogic, uno dei principali produttori mondiali di lettori di codici a barre, di mobile computer per la raccolta dati, di sistemi di identificazione a radio frequenza (RFID) e di sistemi di visione automatica, che realizza in Giappone una parte dei propri componenti e materiali. Nel settore energetico, di grande importanza è stata inoltre l'inaugurazione a Catania, l'8 luglio 2011, della più grande fabbrica italiana di pannelli fotovoltaici (frutto di una joint-venture paritetica tra le italiane STMicroelectronics ed Enel Green Power e la giapponese Sharp), la cui produzione è destinata soddisfare la domanda dei mercati del solare di Europa, Medio Oriente e Africa.

L'intensificazione dei rapporti bilaterali tra i due Paesi potrebbe passare anche da un eventuale abbattimento delle barriere tariffarie a livello europeo. L'industria giapponese dell'elettronica e dell'IT, tramite la confederazione di settore (JEITA), si è infatti più volte espressa a favore della conclusione di un Free Trade Agreement con la UE. Evidenziando la capillarità e l'intensità delle attività da esse intraprese da lungo tempo e a tutti i livelli nel Vecchio Continente, le aziende nipponiche del settore ritengono che per poter consolidare e sviluppare un business che, secondo dati JEITA, dà lavoro a circa 100.000 persone in tutta Europa, è necessario creare un ambiente economico ancora più favorevole agli investimenti e al commercio. Secondo la JEITA, pertanto, un'area di libero scambio sarebbe in grado di promuovere ulteriori collaborazioni nell'ambito della R&S, l'innovazione, le alleanze strategiche e le operazioni di merger and acquisition (M&A), necessarie per poter competere in un mercato sempre più globalizzato. Un eventuale FTA UE-Giappone nel settore in considerazione porrebbe peraltro l'industria europea, il cui tessuto produttivo è costituito in larga parte da PMI (soprattutto nell'ambito software, il segmento più ampio e in più rapida evoluzione del mercato IT), di fronte alle considerevoli pressioni delle grandi multinazionali giapponesi. D'altro canto, proprio le caratteristiche di maggiore specializzazione produttiva e di flessibilità delle PMI europee potrebbero favorire una maggiore espansione a livello internazionale e incrementare il peso relativo del settore nell'ambito dell'economia della UE. Opportunità interessanti di sviluppo potrebbero inoltre sorgere nell'ambito dell'e-health, grazie all'apertura di un mercato in grossa espansione come quello giapponese, ove il rapido invecchiamento della popolazione impone lo sviluppo di tecnologie sempre più all'avanguardia nella cura e nel monitoraggio delle patologie e nell'assistenza remota.