Campidoglio
ENERGIA E AMBIENTE

Il Giappone e' un Paese quasi del tutto privo di risorse naturali. Per tale motivo, circa un terzo delle sue importazioni e' rappresentato dai combustibili fossili. Per alleggerire il pesante fardello energetico determinato dalla dipendenza da gas, carbone e petrolio e per rendere economicamente sostenibile il massiccio sviluppo industriale avviato nel Secondo Dopoguerra, il 19 dicembre 1955 il Parlamento approvo' la Atomic Energy Basic Law, che sanci' formalmente l'avvio del programma nucleare nipponico. Nell'arco di un cinquantennio, il Giappone ha progressivamente incrementato la quota di produzione elettrica derivante dallo sfruttamento dell'atomo: con 17 impianti disseminati lungo le coste delle quattro isole maggiori dell'Arcipelago e 54 reattori, per una capacita' installata pari a circa 50 GW, il Paese e' divenuto il terzo produttore mondiale di energia nucleare dietro Stati Uniti e Francia. Fino all'incidente di Fukushima, il comparto nucleare nipponico ha rappresentato un blocco molto forte di interessi, comprendente le 11 utilities che si dividono la produzione di energia elettrica nel Paese, le industrie impegnate nella costruzione di centrali e nello sviluppo della relativa tecnologia (Toshiba, Mitsubishi, Hitachi) e quelle coinvolte nel ciclo del combustibile. Le relazioni di tali imprese con i diversi Governi succedutisi alla guida del Paese, indipendentemente dal loro colore politico, sono sempre state molto strette e sono per buona parte all'origine delle scelte favorevoli allo sviluppo del nucleare.

  Produzione elettrica (energy mix 2010)

Carbone

27%

Gas naturale

25%

Nucleare civile

25%

Petrolio

13%

Idroelettrico

9%

Altre fonti rinnovabili

1%

  Fonte: International Energy Agency

Al fine di continuare a garantire uno stabile approvvigionamento tramite una diversificazione delle fonti, in ossequio al principio della energy security, nel 2003 il Gabinetto ha adottato il Basic Energy Plan (la cui seconda e ultima revisione e' stata approvata nel giugno 2010 con la denominazione di Strategic Energy Plan of Japan), incentrato su tre principi fondamentali: 1) sicurezza energetica; 2) protezione dell'ambiente; 3) efficiente sistema di approvvigionamento. Secondo i piani governativi, la costruzione di 14 nuovi reattori entro il 2030 avrebbe permesso di realizzare l'obiettivo di incrementare la percentuale di energia elettrica da fonte nucleare fino ad un massimo del 50% e di alleggerire ulteriormente la bolletta energetica del Paese. L'effetto di tale politica energetica, mirante all'incremento della potenza nucleare installata ha portato, negli ultimi quindici anni, nonostante la crescita della produzione industriale e della domanda di energia, a ridurre le importazioni di greggio da quasi 5.700.000 barili al giorno a circa 4.400.000 barili (corrispondente a quasi il 25% in meno). Fra i combustibili fossili, maggior rilievo hanno il carbone (di cui il Giappone e' il primo importatore mondiale), che contribuisce a generare circa il 27% dell'energia elettrica, e il gas naturale, anch'esso quasi interamente di importazione (prevalentemente da Australia, Paesi Arabi, Russia, Indonesia, Malaysia e Brunei).

Il sisma del Tohoku dell'11 marzo 2011 e il conseguente incidente alla centrale nucleare di Fukushima hanno tuttavia indotto l'esecutivo a sospendere i programmi di costruzione di nuove centrali e a rivedere i piani strategici connessi al futuro energetico della Nazione.

Grazie al fatto che gli impianti di rigassificazione non hanno subito danni, assieme alla sussistenza di ingenti capacita' di stoccaggio non utilizzate e a un'estesa rete di gasdotti che permette facilmente il trasporto all'interno del Paese, e' plausibile che il Giappone possa ricorrere nel medio periodo all'LNG (liquefied natural gas) per ridurre il gap fra domanda e offerta. In questo contesto, Tokyo potrebbe guardare con maggiore interesse alla Russia per sviluppare le partnership in atto in campo energetico, con particolare riguardo allo sfruttamento e al trasporto del gas naturale dai giacimenti di Shakhalin e della Siberia Orientale.

Considerato, fino all'11 marzo 2011, un Paese all'avanguardia nello sviluppo della tecnologia nucleare e del risparmio energetico, il Giappone e' stato costretto a mettere in discussione l'infallibilita' dei sistemi di sicurezza delle proprie centrali. Diverse critiche sono state mosse alla TEPCO (l'utility deputata alla gestione di Fukushima) e al Ministero dell'Economia, Commercio e Industria (METI) con riguardo agli investimenti nella protezione degli impianti: il mantenimento dell'obsoleta tecnologia BWR (boiling water reactor) avrebbe infatti permesso di risparmiare sui costi, a discapito pero' della sicurezza che avrebbe potuto garantire la piu' moderna tecnologia PWR (pressurized water reactor). Il Giappone conserva, tuttavia, un notevole bagaglio di esperienze e conoscenze, rappresentato dai ben 35.000 accademici, esperti e tecnici dell'atomo una cui parte (circa 10.000) e' impiegata all'interno delle undici compagnie elettriche del Paese, mentre un'altra (circa 25.000 persone) lavora presso le tre grandi societa' di costruzione di impianti (Toshiba, Mitsubishi e Hitachi). E' pertanto plausibile un ridimensionamento, ma non una rinuncia definitiva ad una fonte energetica che garantisce un approvvigionamento stabile e continuo e le cui emissioni di gas serra nell'atmosfera risultano virtualmente pari a zero.

L'incidente di Fukushima ha invece aperto la strada ad un'intensificazione dello sfruttamento delle fonti rinnovabili, che potrebbero beneficiare di un'attenzione e di investimenti maggiori rispetto a quelli riservati fino a tempi recenti dalle istituzioni governative e dalle compagnie elettriche giapponesi. L'unica fonte energetica rinnovabile interamente sfruttata nel Paese e' rappresentata dall'idroelettrico. Piu' ampi margini di utilizzo sono invece associati a fonti come il solare, l'eolico, il geotermico e le biomasse, che potrebbero costituire un proficuo terreno di collaborazione bilaterale con l'Italia. Un importante esempio di cooperazione ha visto la recente partecipazione delle italiane Enel Green Power e STMicroelectronics e della giapponese Sharp, che l'8 luglio 2011 hanno inaugurato a Catania 3SUN, la più grande fabbrica italiana di pannelli fotovoltaici, la cui produzione e' destinata a soddisfare la domanda dei mercati del solare di Europa, Africa e Medio Oriente. La joint venture si avvale dell'eccellenza tecnologica di Sharp nei film sottili multi giunzione, delle competenze di Enel Green Power nella progettazione, costruzione e gestione degli impianti di produzione energetica e delle capacita' manifatturiere di STMicroelectronics.

La sentita esigenza di combattere gli effetti del global warming su scala planetaria rappresenta un secondo importante fattore di stimolo alla collaborazione bilaterale. Accantonata l'ipotesi di affidarsi in prima battuta al nucleare per onorare gli impegni presi a livello internazionale al fine della riduzione delle emissioni inquinanti, il Giappone potrebbe trovare in Italia potenziali sinergie per l'avvio di progetti congiunti nell'ambito delle energie rinnovabili. L'attuale livello di produzione di queste fonti in entrambi i Paesi e gli ampi margini di sviluppo che esse garantiscono, potrebbero fornire ulteriore impulso ad un settore in cui operano numerose e dinamiche realta' imprenditoriali del nostro Paese. Gli stessi obiettivi europei denominati "20-20-20" prevedono, entro il 2020, la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, l'aumento del 20% dell'efficienza energetica e il 20% di produzione di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili: tali obiettivi, declinati a livello nazionale, si traducono per l'Italia nel raggiungimento di un livello di produzione di energia da fonti rinnovabili del 17% entro il 2020. Parimenti, grossi investimenti dovrebbero essere convogliati sulle rinnovabili dal Governo giapponese, che punta ad incrementarne lo sfruttamento dal 10% (preso il 2010 come anno di riferimento) al 20% nell'arco di dieci anni.

  Produzione lorda di energia elettrica da fonti rinnovabili (2008)

Fonte

Giappone

Italia

 

GWh

Peso %

GWh

Peso %

Idroelettrico

83.295

74%

47.227

73%

Biomasse

15.079

13%

2.746

4%

Rifiuti cittadini e industriali

7.309

6%

3.255

5%

Geotermico

2.752

3%

5.520

8%

Eolico

2.623

2%

4.861

7%

Solare fotovoltaico

2.251

2%

193

0%

Biogas

0

0%

1.599

3%

Biofuels liquidi

0

0%

64

0%

Totale

113.309

100%

65.465

100%

  Fonte: International Energy Agency

I due Paesi presentano aspetti geomorfologici tali da favorire uno sfruttamento intensivo delle risorse idriche per la produzione di energia idroelettrica, tanto da garantire il 15% del fabbisogno italiano e il 9% di quello giapponese. Evidenti analogie accomunano i due territori anche con riferimento al geotermico. Secondo la International Geothermal Association, l'Italia e' il quinto Paese al mondo ed il primo in Europa per capacita' installata e dispone di competenze cui il Giappone potrebbe attingere per incrementare la propria quota di produzione: il suolo vulcanico e la grande abbondanza di sorgenti termali rappresentano un potenziale che le autorita' nipponiche valutano da tempo ai fini della creazione di energia pulita. Non altrettanto promettenti parrebbero essere le ipotesi di collaborazione nell'ambito della tecnologia eolica. La costruzione di impianti sul territorio giapponese e' inevitabilmente ostacolata dalle caratteristiche morfologiche e dallo sviluppo urbano del Paese: alla carenza degli (ingenti) spazi necessari per poter sfruttare questa fonte energetica, si aggiungono le difficolta' legate alla capillarita' degli insediamenti umani, nelle cui vicinanze sarebbero edificate pale eoliche generatrici di vibrazioni e inquinamento acustico. Tali inconvenienti potrebbero essere evitati grazie alla costruzione di impianti off-shore, che tuttavia sarebbe difficile realizzare a causa della profondita' dei fondali al largo della costa. In definitiva, quindi, lo sviluppo dell'eolico in Giappone e' in prospettiva molto limitato e legato ad alcune aree circoscritte dell'Hokkaido, del Kyushu e di Okinawa. Maggiori margini di sviluppo possono essere invece garantiti da un settore in forte espansione come quello del solare fotovoltaico (come sta a dimostrare l'avvio della joint venture 3SUN), nonche' dalle tecnologie legate alle reti intelligenti. L'Italia e' divenuta in pochi anni leader mondiale nello sviluppo delle electrical smart grids, ossia di canali non piu' destinati in via esclusiva alla trasmissione e distribuzione dell'energia elettrica dalle grandi centrali ai clienti finali, ma di vere e proprie reti in grado di fare interagire produttori e consumatori, di determinare in anticipo le richieste di consumo e di adattare con flessibilita' la produzione e la fruizione di energia. La gestione dei flussi bidirezionali, presupponendo un controllo non piu' centralizzato ma distribuito sul territorio, coinvolge quindi non solo l'energia prodotta dalle grandi centrali, ma anche quella generata in media e bassa tensione proveniente da fonti rinnovabili. Le prospettive di collaborazione in questo settore risultano oltremodo interessanti: il Giappone, che dall'incidente di Fukushima ha visto crescere la sensibilita' generale con riguardo alle problematiche legate al risparmio energetico e che dispone di tecnologie e know-how che hanno consentito di avviare ambiziosi progetti all'estero nel campo delle smart green cities, potrebbe divenire un partner di rilievo per il nostro Paese.